Brasile, Lula sfida Flávio Bolsonaro: oggi il primo turno delle presidenziali
Oggi, Lula sfida Flávio Bolsonaro nel primo turno delle presidenziali brasiliane. Scopri le tensioni politiche e i candidati in gara.
Oggi, 4 ottobre 2026, i brasiliani si recano alle urne per il primo turno delle elezioni presidenziali, in un clima segnato da forti tensioni politiche e rischi di instabilità. Dodici candidati sono stati registrati dal Tribunale superiore elettorale, con il presidente Luiz Inácio Lula da Silva (PT) che concorre insieme al vicepresidente Geraldo Alckmin (PSB), mentre Flávio Bolsonaro, figlio dell'ex presidente Jair Bolsonaro, guida il ticket del Partido Liberal (PL) con Alfredo Gaspar. Il ballottaggio si terrà il prossimo 25 ottobre.
Nella stessa data gli elettori sono chiamati a votare anche per il rinnovo della Camera dei deputati, di un terzo del Senato, oltre a governatori e assemblee legislative degli Stati. Tra le candidature presidenziali figurano anche Ronaldo Caiado, Romeu Zema, Augusto Cury, Renan Santos, Samara Martins, Hertz Dias, Edmilson Costa, Rui Costa Pimenta, Clariana Barão e Wilson Grassi. Il tribunale elettorale ha invece respinto le candidature di Pablo Marçal e Leonardo Avalanche.
Secondo gli ultimi sondaggi di fine settembre, Lula e Flávio Bolsonaro risultano praticamente appaiati: 39,4% contro 38,4% al primo turno e 48,5% contro 48% al secondo. Seguono a distanza Augusto Cury con il 6,7%, Renan Santos e Ronaldo Caiado intorno al 4,5% e Romeu Zema con il 3,5%.
Per quanto riguarda gli elettori brasiliani residenti all'estero, sono 918.876 quelli iscritti nelle liste, poco più dello 0,5% del totale. I principali Paesi di residenza sono gli Stati Uniti (28,89%), il Portogallo (14,67%) e il Giappone (9,62%).
La campagna elettorale si è svolta in un clima di forte polarizzazione. I principali candidati si sono attaccati reciprocamente con espressioni dure, da 'vile, codardo' rivolto a Flávio Bolsonaro a 'squalificato, sei senza passato, senza futuro' indirizzato a Lula. Un clima che ha fatto temere possibili scontri di piazza e incertezze sul riconoscimento dell'esito elettorale, soprattutto da parte di Donald Trump.
Le preoccupazioni per la sicurezza si sono riflesse anche sul piano diplomatico: le ambasciate di Stati Uniti e Australia hanno annunciato la chiusura per motivi di sicurezza, temendo il rischio di ripetere quanto avvenuto nel gennaio 2023, quando sostenitori dell'allora presidente Jair Bolsonaro assaltarono le sedi dei tre poteri dello Stato contestando la vittoria di Lula.
In questo contesto, il presidente Lula ha dichiarato che il Brasile è più che pronto ad agire qualora gli Stati Uniti e altri Paesi della regione non dovessero riconoscere la vittoria di domenica, precisando che l'esercito brasiliano è pronto a difendere la sovranità e l'integrità del Paese.