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Politica

Csm, Area e Autogoverno diffuso conquistano la maggioranza: Cosimo Ferri torna al Consiglio

Csm, Area e Autogoverno diffuso conquistano la maggioranza, riportando Cosimo Ferri al Consiglio. Scopri i cambiamenti nei rapporti di forza tra le correnti.

di Redazione ControPagina venerdì 30 ottobre 2026 · ore 22:01

Le elezioni per il Consiglio Superiore della Magistratura del 30 ottobre 2026 segnano un importante cambiamento nei rapporti di forza tra le correnti dei magistrati. L'alleanza tra Area e Autogoverno diffuso ha conquistato la maggioranza dei seggi, con 11 posti su 20, a fronte dei 9 assegnati alla coalizione di destra che comprende Magistratura Indipendente e Unicost. Il risultato ribalta gli equilibri del precedente Csm, che aveva una maggioranza orientata a destra, e rappresenta una risposta politica alle tensioni tra Palazzo Chigi e la magistratura dopo la riforma della giustizia promossa dal ministro Carlo Nordio.

Il voto ha avuto una forte dimensione politica: l'obiettivo dichiarato del governo era ottenere una maggioranza filogovernativa nel Consiglio, ma l'esito elettorale ha premiato le correnti progressiste, ribaltando i pronostici della vigilia e ridimensionando il peso della magistratura più vicina alla maggioranza. La destra perde tre consiglieri, passando da sette a quattro, mentre Unicost mantiene la propria posizione. Il nuovo Csm che si insedierà il 6 novembre avrà quindi un orientamento complessivamente più spostato a sinistra rispetto al precedente.

Tra i risultati più rilevanti c'è il ritorno di Cosimo Ferri al Consiglio Superiore della Magistratura, a vent'anni dalla sua prima esperienza. Nato a Pontremoli il 17 aprile 1971, Figlio di Enrico Ferri, ex ministro dei Lavori pubblici, ha seguito le orme del padre in magistratura dopo essersi laureato in Giurisprudenza all'Università di Pisa. Inizia la carriera al Tribunale di Massa nel 1997 e viene eletto al Csm nel 2006, dove rimane fino al 2010. Successivamente diventa segretario generale di Magistratura Indipendente nel 2011 e ricopre il ruolo di sottosegretario alla Giustizia nei governi Letta, Renzi e Gentiloni, fino al 2018, quando viene eletto alla Camera.

Ferri è stato tra i protagonisti del cosiddetto "sistema delle nomine", diventando uno dei simboli dello scandalo Palamara, il sistema di spartizione delle cariche giudiziarie emerso dalle intercettazioni telefoniche. Le critiche nei suoi confronti derivano proprio da questo ruolo informale di mediatore tra correnti e politica, che ha contribuito a minare la credibilità della magistratura agli occhi dell'opinione pubblica.

Il suo ritorno al Csm avviene in una situazione paradossale: Ferri è stato eletto senza il supporto della sua ex corrente, Magistratura Indipendente, che lo ha osteggiato. Ha ottenuto 258 voti nel collegio 2 (Liguria, Toscana, Umbria e Lazio), beneficiando soprattutto del meccanismo delle preferenze collegate. Grazie all'apparentamento con altri due candidati, il totale dei voti raccolti dall'insieme dei tre è salito a 562, consentendo a Ferri di rientrare nel Consiglio.

Oltre a Ferri, tra gli altri eletti spiccano Giovanni Nardecchia ed Egle Pilla, entrambi dell'area progressista, che hanno conquistato i primi due posti nel collegio di legittimità. Salvatore Casciaro, ex segretario dell'Anm, è stato invece sconfitto per pochi voti.

Fonti

RC
Firma Redazione ControPagina