Delfin, offerta da 22 miliardi di Leonardo Del Vecchio: la famiglia rifiuta e chiede una penale da 500 milioni
Delfin, l'offerta da 22 miliardi di Leonardo Del Vecchio è stata rifiutata dalla famiglia, che chiede una penale di 500 milioni. Scopri i dettagli.
Il 3 Novembre 2026, si è verificato un importante sviluppo nella gestione della Delfin, la holding lussemburghese che detiene il controllo di EssilorLuxottica. Leonardo Maria Del Vecchio, figlio del fondatore Leonardo Del Vecchio, ha avanzato un'offerta per rilevare le quote di quattro soci della Delfin, ma la proposta è stata respinta, segnando un nuovo capitolo nelle tensioni familiari e societarie che circondano il gruppo.
Secondo quanto riportato da Il Sole 24 Ore, Leonardo Maria Del Vecchio ha offerto di acquistare le quote di Rocco Basilico, Paola, Clemente e Luca Del Vecchio, pari al 50% del capitale della holding. L'offerta prevedeva una valutazione complessiva di Delfin pari a 29,6 miliardi di euro, traducendosi in circa 3,7 miliardi di euro per ciascuna partecipazione del 12,5%.
A sostegno dell'operazione, Leonardo Maria aveva reso noto di disporre di un finanziamento da 22 miliardi di euro messo a disposizione dalla banca statunitense Citi, considerata dall'imprenditore una garanzia della serietà dell'iniziativa. In una lettera indirizzata ai membri del consiglio di amministrazione della holding, Del Vecchio ha definito la proposta "la più seria" mai presentata, esprimendo fiducia nella possibilità di concludere l'operazione entro 45 giorni dall'accettazione. Tuttavia, il consiglio di amministrazione di Delfin, presieduto da Francesco Milleri, con l'amministratore delegato Romolo Bardin, ha negato la richiesta di una lettera di patronage, sollevando dubbi sulle possibilità di concretizzare il finanziamento.
Il rifiuto è arrivato nelle stesse ore dall'altra metà della famiglia. Attraverso una lettera firmata da Rocco Basilico, Paola, Clemente e Luca Del Vecchio, i quattro soci hanno respinto l'offerta e hanno inoltre chiesto a Leonardo Maria il pagamento di una penale di 500 milioni di euro prevista nell'accordo di pace, per la mancata acquisizione delle loro partecipazioni. Secondo quanto riportato dal Corriere della Sera, Rocco Basilico ha rifiutato la proposta di acquisto delle sue quote, mentre i fratelli Paola, Clemente e Luca Del Vecchio hanno formalmente declinato la stessa offerta, con l'intenzione di mantenere le proprie partecipazioni nella holding.
Parallelamente, si è inserito nella vicenda il magnate ceco Michal Strnad, che ha presentato una proposta alternativa per rilevare l'intero capitale di Delfin. Secondo quanto riferito da La Repubblica, l'offerta valuta Delfin circa 30 miliardi di euro e richiede una modifica dello statuto societario con l'approvazione dell'88% del capitale, offrendo ai soci un termine di trenta giorni per aderire e prevedendo la chiusura entro circa tre mesi. L'operazione sarebbe finanziata da un consorzio di banche guidato da Deutsche Bank, con il coinvolgimento di Credit Suisse, NatWest e Standard Chartered.
La situazione evidenzia una fase delicata per la governance di Delfin, con Leonardo Maria Del Vecchio che punta ad acquisire tra il 62,5% e l'87,5% della holding attraverso la fusione con la sua società Lmdv, mentre l'interesse di investitori esterni come Strnad mostra l'attrattiva che Delfin continua a esercitare sul mercato. La vicenda resta aperta e potrebbe avere significative implicazioni per il controllo di uno dei principali gruppi industriali europei, con Leonardo Maria Del Vecchio che ribadisce l'intenzione di mantenere il patrimonio costruito dal padre in ambito familiare, affermando: "Il lavoro di una vita di mio padre deve restare un patrimonio dell’Italia”.