Estonia, cambia la dottrina militare: difesa attiva e truppe più vicine al confine russo
L'Estonia cambia la dottrina militare con una difesa attiva, spostando truppe vicino al confine russo per garantire una risposta rapida a qualsiasi aggressione.
L’Estonia ha deciso di cambiare profondamente la propria dottrina militare, abbandonando il modello di difesa elastica basato sul logoramento del nemico e ridistribuendo le proprie forze armate più vicino al confine con la Russia. A riportarlo è il Financial Times, che spiega come questa scelta sia una risposta diretta alle lezioni apprese dal conflitto in Ucraina e al comportamento dell’esercito russo.
La decisione dei vertici delle forze armate estoni, secondo la ricostruzione del quotidiano britannico, non riflette un’accresciuta aggressività da parte del Paese baltico, ma un adeguamento alle lezioni apprese osservando il comportamento dell’esercito russo nel conflitto in Ucraina. L’idea alla base è che le forze armate estoni, seppur di dimensioni ridotte, debbano essere capaci di opporre una resistenza immediata ed efficace a qualsiasi tentativo di aggressione, anche limitata, in modo da impedire alla Russia di ottenere successi sul campo prima che gli alleati della Nato possano intervenire.
In questo quadro si inserisce anche la decisione di spostare permanentemente la 1ª Brigata di fanteria dalla storica base di Tapa, situata a oltre 130 chilometri dal confine russo, a Jõhvi, a soli 50 chilometri dalla frontiera. Inoltre, l’Estonia sta costruendo una base a Narva, città di confine, capace di ospitare fino a 1.000 militari, di cui 200 in modo permanente e altri 800 in caso di crisi.
La nuova dottrina militare rappresenta un cambiamento significativo rispetto al passato. La precedente strategia si basava su principi di guerra asimmetrica, senza difesa del territorio, puntando sul logoramento del nemico e su azioni di sabotaggio. Ora, invece, si favorisce una difesa più attiva e tenace, con la capacità di colpire a lungo raggio e impedire all’avversario di stabilire una presenza nel Paese.
Per sostenere questa nuova impostazione, l’Estonia ha messo in campo risorse economiche importanti. La spesa per la difesa è aumentata del 42% nel solo 2026, raggiungendo i 2,4 miliardi di euro, pari al 5,4% del prodotto interno lordo. Una percentuale che, secondo il Financial Times, è tra le più alte nell’Alleanza Atlantica.
L’Estonia ha inoltre investito in maniera significativa nell’acquisto di sistemi d’arma a lungo raggio. Tra questi figurano i contratti per l’acquisto di nove piattaforme Himars, il sistema statunitense di lancio multiplo di razzi, insieme ai missili balistici M57 con una gittata fino a 300 chilometri. Parallelamente, Tallinn ha acquistato nove sistemi Chunmoo, l’equivalente sudcoreano dell’Himars, con una gittata analoga.
Questo cambiamento strategico nasce anche dal timore, paventato dall’Estonia, che la Russia possa tentare un’azione limitata contro Narva, città a maggioranza russofona, per mettere alla prova la compattezza dell’Alleanza Atlantica. Un’azione simile a quella avvenuta in Crimea nel 2014, seppur considerata rischiosa dall’intelligence estone, viene presa in seria considerazione.
In sintesi, la guerra in Ucraina ha ridisegnato le priorità militari dell’Estonia, spingendola ad adottare una strategia più incisiva e a rafforzare le proprie capacità difensive in risposta alle nuove dinamiche di guerra emerse negli ultimi anni.