Melonellum, il nuovo sistema elettorale tra stabilità e dubbi di costituzionalità
Melonellum è il nuovo sistema elettorale che promette stabilità, ma solleva dubbi di costituzionalità. Scopri i dettagli e le implicazioni della legge.
Il Parlamento ha approvato l’8 ottobre 2026 la nuova legge elettorale che regolerà le elezioni politiche del 2027. La legge, ufficialmente denominata Stabilicum ma ribattezzata Melonellum dalle opposizioni, è stata concepita con l’obiettivo dichiarato di garantire una maggioranza stabile e di evitare le incertezze post-elettorali che hanno caratterizzato molte delle precedenti tornate.
Il sistema adottato è un proporzionale con premio di maggioranza. Alla coalizione che ottiene almeno il 42% dei voti viene assegnato un premio di 70 deputati e 35 senatori, che si aggiungono agli eletti su base proporzionale. Il premio è comunque soggetto a un limite massimo: la coalizione vincente non può ottenere più di 220 deputati su 400 e 113 senatori su 200, per evitare una sovra-rappresentazione eccessiva.
La soglia di sbarramento è fissata al 3% per i partiti e al 10% per le coalizioni. In pratica, se una coalizione supera il 42%, può arrivare a una maggioranza potenziale tra il 52% e il 55% alla Camera e tra il 52% e il 56,5% al Senato. Se nessuna coalizione raggiunge quella quota, il sistema diventa proporzionale puro, simile a quello della Prima Repubblica (1948-1992), con la conseguente necessità di formare coalizioni di governo dopo il voto.
Un elemento tecnico importante riguarda i capilista bloccati. I partiti dovranno presentare un capolista, seguito da sei candidati alternati per genere. Gli elettori potranno esprimere fino a tre preferenze, con l’obbligo di alternanza di genere. Questo significa che, mentre il capolista è scelto direttamente dal partito, gli altri candidati dovranno confrontarsi con le preferenze degli elettori. Questo potrebbe ridurre il peso delle correnti interne nei partiti più grandi, ma allo stesso tempo rischia di rendere le campagne elettorali più costose e competitive, soprattutto per i candidati che dovranno distinguersi all’interno della stessa lista.
Sul piano costituzionale, restano però aperti alcuni dubbi. Il punto più delicato riguarda il Senato. L’articolo 57 della Costituzione prevede infatti che i senatori siano eletti su base regionale. L’attribuzione di un premio nazionale potrebbe entrare in tensione con questo principio. Per questo motivo, diversi comitati hanno già annunciato l’intenzione di portare la legge davanti alla Corte costituzionale. Una sentenza è attesa per febbraio.
Tra gli elementi a favore della tenuta costituzionale, viene spesso ricordata una precedente sentenza della Consulta, che nel 2017 aveva già legittimato un premio di maggioranza a partire dal 40%. Tuttavia, ogni modifica deve essere valutata nel contesto specifico della normativa vigente.
In sintesi, la nuova legge elettorale introduce un sistema ibrido che punta a coniugare rappresentanza e governabilità. Conciliare però rappresentanza politica e governabilità non è mai stato semplice nella storia repubblicana italiana, e le prossime elezioni del 2027 saranno il primo banco di prova per capire se il nuovo sistema riuscirà a centrare l'obiettivo dichiarato da Giorgia Meloni di "dare al Paese un vincitore certo delle elezioni".