Nobel per la Pace a Navi Pillay, Netanyahu: "Ha demonizzato gli ebrei per decenni"
Navi Pillay vince il Premio Nobel per la Pace 2026 per il suo impegno nei diritti umani, ma Netanyahu la accusa di demonizzazione. Scopri di più!
Il Premio Nobel per la Pace 2026 è stato assegnato a Navanethem "Navi" Pillay, giurista sudafricana di origini tamil-indiane ed ex giudice della Corte penale internazionale, per il suo impegno decennale a difesa dei diritti umani e del diritto internazionale. L'annuncio è arrivato il 9 ottobre.
Pillay ha appreso la notizia a Norimberga, in Germania, dove stava per intervenire a un evento sul diritto internazionale. "Se applaudite un po' più forte, potrei condividere il Premio con Trump", ha detto ai presenti, come riportato dal New York Times, riferendosi all'ex presidente statunitense Donald Trump, che in passato ha più volte rivendicato di meritare il Nobel.
Una vita contro l'apartheid e per il diritto internazionale
Secondo la motivazione del Nobel, il riconoscimento premia "il suo impegno nel promuovere la pace e il diritto internazionale". La carriera di Pillay attraversa alcune delle principali vicende del diritto internazionale contemporaneo, dalla lotta contro l'apartheid in Sudafrica alla giustizia internazionale per i crimini più gravi.
Nata a Durban nel 1941 da una famiglia di origine tamil, Pillay ha studiato legge all'Università del Natal e ha conseguito due titoli ad Harvard. Nel 1967 è diventata la prima donna a aprire uno studio legale nel Natal, difendendo numerosi oppositori dell'apartheid, tra cui Nelson Mandela, durante il processo di Rivonia.
Nel 1995 è stata nominata prima donna nera giudice dell'Alta Corte sudafricana. Nello stesso anno ha iniziato a lavorare nel Tribunale penale internazionale per il Ruanda, dove ha trascorso otto anni, quattro dei quali come presidente. In quel contesto la corte ha stabilito per la prima volta che lo stupro e la violenza sessuale possono costituire atti di genocidio e crimini contro l'umanità.
Successivamente è stata giudice della Corte penale internazionale con sede all'Aia e, dal 2008, alta commissaria delle Nazioni Unite per i diritti umani.
Il rapporto su Gaza e le reazioni
Negli ultimi anni il nome di Pillay è tornato al centro del dibattito internazionale per il suo incarico alla guida di una commissione d'inchiesta delle Nazioni Unite sul conflitto israelo-palestinese. L'ultima relazione, pubblicata nel 2026, ha accusato Israele di genocidio a Gaza.
Il Primo Ministro israeliano Benjamin Netanyahu ha duramente respinto le conclusioni, accusando Pillay di aver "demonizzato gli ebrei" per decenni e di aver costruito un "falso caso contro Israele" per delegittimare lo Stato ebraico.
Anche Donald Trump ha reagito negativamente. In un post condiviso su Truth, l'ex presidente ha ripubblicato un intervento che definiva la commissione guidata da Pillay "la commissione dei terroristi". Ha poi aggiunto: "Un'altra grande vergogna per l'umanità. Non abbiamo più bisogno di questi premi", esprimendo la propria frustrazione per non aver mai ricevuto il Nobel.
La dedica del Nobel
Pillay ha dedicato il premio "a tutti i sopravvissuti dei crimini internazionali", rivolgendo ai leader politici un messaggio preciso: "Avete l'obbligo giuridico di proteggere i diritti umani e di astenervi dal fare la guerra".
In un'intervista al New York Times, la neo-premiata ha respinto le accuse di parzialità sostenendo di aver sempre lavorato basandosi su un processo decisionale imparziale e sull'analisi dei fatti.