Price cap sui carburanti, FAIB e Fegica chiedono un tetto nazionale ai prezzi
La proposta presentata al Forum Confesercenti prevede un limite dinamico per 90 giorni, prorogabile fino a 180
Un prezzo massimo nazionale per benzina e gasolio, stabilito dallo Stato e applicato in modo uniforme su tutto il territorio italiano. È questa la proposta avanzata dai gestori degli impianti di carburante per contrastare i rincari delle ultime settimane e garantire maggiore trasparenza agli automobilisti.
La richiesta arriva da FAIB Confesercenti e Fegica, le organizzazioni di categoria che rappresentano i titolari delle stazioni di servizio. Durante una conferenza stampa a Roma, organizzata nell'ambito del Forum Confesercenti, i gestori hanno illustrato nei dettagli il meccanismo del cosiddetto "tetto massimo dinamico", un sistema che definirebbe un prezzo di riferimento nazionale adeguato periodicamente all'andamento del mercato.
L'obiettivo dichiarato è duplice: limitare gli effetti delle oscillazioni dei prezzi dei carburanti e restituire ai consumatori un quadro più chiaro dei costi alla pompa. Il provvedimento, secondo i promotori, avrebbe una durata iniziale di 90 giorni, prorogabile fino a 180 giorni, e sarebbe applicato all'intera rete distributiva nazionale, senza distinzioni tra compagnie petrolifere, distributori indipendenti e impianti della grande distribuzione.
La proposta si inserisce in un contesto particolarmente delicato. Negli ultimi mesi il costo dei carburanti ha registrato nuovi aumenti, con effetti diretti sui bilanci delle famiglie e sulle attività economiche. Il prezzo della benzina incide infatti non solo sulla mobilità privata, ma anche sull'autotrasporto, sulla distribuzione delle merci e, indirettamente, sui prezzi di molti prodotti di largo consumo.
Secondo i gestori, il mercato dei carburanti resta caratterizzato da una forte complessità. Le oscillazioni delle quotazioni internazionali, le politiche commerciali delle compagnie petrolifere e la struttura della distribuzione contribuiscono a determinare il prezzo finale pagato dai consumatori. In questo scenario, le organizzazioni di categoria sostengono che un tetto massimo nazionale possa rappresentare uno strumento temporaneo per limitare le differenze di prezzo tra i diversi territori e garantire condizioni più omogenee agli automobilisti.
Nel mirino dei sindacati di settore ci sono anche le iniziative volontarie di sconto adottate da alcune compagnie petrolifere. In particolare, viene contestato il ritorno delle promozioni estive sulle autostrade e delle campagne di riduzione del prezzo, come quella annunciata da Eni, che prevede uno sconto di 20 centesimi al litro nelle ore serali e nei fine settimana. Operazioni simili erano state già adottate nei mesi scorsi da altri gruppi petroliferi, tra cui IP, Q8 e Tamoil.
Per i gestori, queste politiche commerciali rischiano di creare distorsioni della concorrenza e penalizzare una parte significativa della rete distributiva. I distributori indipendenti e le cosiddette "pompe bianche", che rappresentano circa la metà degli impianti presenti sul territorio nazionale, non avrebbero infatti la possibilità di competere con le grandi reti che possono contare su margini operativi e strategie promozionali differenti.
La proposta avanzata dalle organizzazioni di categoria prevede che il prezzo massimo venga calcolato sulla base di parametri oggettivi e verificabili: quotazioni del petrolio greggio, costi di trasporto, raffinazione e componente fiscale. Il tetto verrebbe aggiornato ogni quindici giorni, in modo da riflettere le eventuali variazioni dei costi e delle condizioni di approvvigionamento.
Secondo i promotori, si tratterebbe di una misura straordinaria e temporanea, non di un ritorno ai prezzi amministrati. Il principio alla base della proposta è che, in presenza di dinamiche di mercato particolarmente accentuate, lo Stato possa intervenire per garantire un equilibrio tra tutela del consumatore e sostenibilità della rete distributiva.
Le organizzazioni sostengono inoltre che il recente rialzo dei prezzi dei carburanti non sia riconducibile esclusivamente all'aumento del prezzo del greggio. A incidere, secondo la loro analisi, sarebbero anche fattori legati alla struttura della filiera e alle politiche commerciali adottate dalle compagnie petrolifere.
La questione resta ora sul tavolo del Governo, chiamato a valutare se intervenire direttamente con un provvedimento normativo. La scelta sarà anche politica: da una parte le iniziative delle compagnie petrolifere per contenere i prezzi alla pompa, dall'altra la richiesta dei gestori di introdurre uno strumento nazionale che applichi lo stesso prezzo massimo su tutto il territorio.
Per i consumatori, il tema resta concreto. Il caro carburanti continua a rappresentare una delle principali voci di spesa delle famiglie italiane e ogni intervento sul prezzo della benzina ha ricadute immediate sulla mobilità, sui trasporti e sul costo complessivo della vita.
Il messaggio dei gestori è chiaro: il caro carburanti non può essere affrontato solo con promozioni o iniziative di singole compagnie. Secondo loro, serve un intervento strutturato, trasparente e applicato in modo uniforme a tutta la rete nazionale, capace di garantire maggiore equilibrio tra imprese, consumatori e concorrenza.
La proposta, però, non è ancora un provvedimento approvato. Spetta ora al Governo valutare se adottarla, con quali modalità e con quali eventuali correttivi, anche alla luce delle regole europee sulla concorrenza.